Piorrea: la risposta Clinica alle domande su sintomi, cause e cura

Parodontite o piorrea: sintomi, cause e cura

Hai le gengive che sanguinano o l’alito cattivo? I tuoi denti si muovono? Potresti essere malato senza saperlo: potresti avere la parodontite o malattia parodontale, la cosiddetta piorrea nel linguaggio comune. Questa malattia, se non curata correttamente, può portare a effetti negativi sulla capacità masticatoria, sull’estetica fino ad arrivare alla perdita dei denti.

Ma come si riconosce? È ereditaria o contagiosa? Dopo quando cadono i denti? È possibile curarla? Ha correlazioni con altre malattie? Quali sono i fattori di rischio?

La risposta Clinica a tutte le domande su parodontite e piorrea in questo nuovo articolo!

Parodontite o piorrea: cos’è?

La parodontite è la sesta malattia cronica più diffusa al mondo. In Italia si stima che colpisca il 60% della popolazione (fonte: LINEE GUIDA NAZIONALI PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE ORALE E LA PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE ORALI IN ETA’ ADULTA).

È una malattia che riguarda i tessuti che sostengono i nostri denti: la gengiva, l’osso, il cemento (il tessuto che riveste la radice del dente) e il legamento parodontale (un legamento che collega il nostro dente all’osso, perché il dente non è in contatto con l’osso!) e che porta alla distruzione dei tessuti che sorreggono il dente.

Per rendere più chiari gli effetti possiamo immaginare il dente come un palo piantato nella sabbia. Con la parodontite è come se pian pianino venisse scavata la sabbia intorno a quel palo fino a non farlo più reggere in piedi.

Nonostante la parodontite sia una malattia che colpisce ben 4 italiani su 10, molte persone non hanno chiaro cosa sia davvero, non la sanno riconoscere e si accorgono troppo tardi della presenza di questa patologia che in un primo periodo è asintomatica.

Quali sono le cause?

Per questa malattia non esiste una sola causa, ma ci sono più fattori di rischio che contribuiscono a provocarla. 4 sono i principali:

  1. Malattie dell’organismo, soprattutto il diabete, in particolare quando la glicemia non viene correttamente controllata. Altre malattie come l’HIV o l’uso di alcuni farmaci come gli steroidi possono aumentare il rischio.
  2. I batteri che si aggregano in forma di placca o di tartaro. Sono loro il nemico principale e, soprattutto quando riescono a nascondersi sotto le nostre gengive, diventano molto pericolosi.
  3. Il fumo, il cui danno è proporzionale al numero di sigarette. Il fumo può causare perdita di osso anche in assenza di malattia parodontale.
  4. Fattori genetici ereditari predispongono ad andare più facilmente incontro alla malattia e i soggetti predisposti devono porre più attenzione perché il danno creato dai batteri può essere maggiore rispetto ad altre persone anche in presenza di un quantitativo di batteri minore.

Un’accurata igiene orale diventa l’arma principale per ostacolare questa malattia!

Quali sono i sintomi?

La malattia parodontale è subdola e avanza senza farsi troppo sentire. Questo può portare i pazienti a rivolgersi al dentista solo quando il danno è in stadio avanzato e non ci sono più terapie per mantenere i denti.

Una cavità cariosa, quando non viene curata, ad un certo punto provoca il mal di denti e costringe i pazienti a correre dal dentista. “È da anni che non vado dal dentista, del resto non ho mai avuto male”. Questa frase è tipica di molti pazienti che hanno atteso troppo prima di recarsi dal medico odontoiatra e non si sono occupati adeguatamente della prevenzione.

Se uno dei problemi della parodontite è quindi che spesso viene riconosciuta tardi, cerchiamo di rispondere a tre domande che ci vengono poste frequentemente su questo punto: come ci si accorge di averla? Quali sono i primi sintomi della parodontite? Un dente che si muove è sintomo di piorrea?

Ecco alcuni campanelli d’allarme a cui prestare attenzione:

  • le gengive che sanguinano durante lo spazzolamento è sicuramente il principale aspetto a cui dare importanza anche perché questo potrebbe essere un segnale di una gengivite, quindi un problema limitato alla gengiva, che può essere risolto;
  • il persistere dell’alito cattivo;
  • la mobilità dei denti;
  • un ascesso parodontale con la gengiva gonfia e un gusto cattivo in bocca;
  • la sensibilità delle radici che non sono più coperte da gengiva;
  • notare i denti più lunghi o spostati con l’apertura di spazi tra i denti, sono invece segni che possono indicare un problema in stadi più avanzati.

Quali sono le conseguenze della parodontite?

Dopo aver capito cos’è la parodontite e quali sono i suoi sintomi, vediamo quali sono le conseguenze a cui può portare se non curata: dalla formazione di recessioni o tasche fino alla perdita dei denti.

I batteri che, insieme agli altri fattori di rischio, causano la parodontite, portano alla distruzione dei tessuti intorno al dente.

Possiamo quindi avere la formazione di recessioni o tasche. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Le recessioni si hanno quando la gengiva scende insieme all’osso che viene distrutto e i denti appaiono più lunghi.

La tasca invece si ha quando l’osso scende ma la gengiva rimane alta. Si crea così un’invaginazione tra gengiva e dente, proprio come la tasca dei pantaloni.

Purtroppo però in questa tasca non mettiamo le chiavi di casa, ma diventa il luogo dove si nascondono e moltiplicano i batteri e nessuno a casa può pulire i batteri sotto la gengiva!

Lo stadio finale della parodontite è la perdita dei denti: “Ho perso i denti che erano sani”. Così spesso ci raccontano i pazienti e hanno ragione: i denti sono sani, ma sono i tessuti che li sostengono ad essere malati.

Dopo quanto cadono i denti?

La progressione della malattia parodontale non è uguale per tutti perché differente è lo stadio in cui si può diagnosticarla e differenti possono essere i fattori di rischio in gioco. L’attuale classificazione della parodontite stabilisce, in base a vari fattori, quale può essere la progressione della malattia.

Non fare l’errore di pensare “Io sono giovane la cosa non mi interessa, è un problema di mio nonno.” I denti che si muovono sono, come abbiamo visto, lo stadio finale, quando, spesso, non c’è più nulla da fare!

Se ti dicessimo che la fascia di età più colpita da parodontite è quella tra i 35 e i 44 anni? E se aggiungessimo che se fumi più di 10 sigarette al giorno rischi di perdere più di 2 mm di osso nei prossimi 5 anni?

Non attendere che la situazioni si aggravi, occupati della prevenzione, fai una visita di controllo.

Parodontite e carie sono collegate?

La parodontite e la carie non sono collegate nel senso che i batteri che causano la carie sono differenti dai batteri più aggressivi della parodontite. Certamente però se ho una bocca con cavità cariose non curate, otturazioni non ben fatte, mi trovo in difficoltà a pulire correttamente i denti e quindi permetto alla placca di depositarsi sui miei denti e sulle gengive.

La piorrea è ereditaria? La piorrea è contagiosa?

Una predisposizione ad andare incontro alla malattia si è visto essere ereditaria. Sapere dal paziente se altri membri della famiglia hanno questa malattia può indirizzarci a intraprendere terapie differenti. In questi pazienti l’igiene a casa e dal dentista diventa essenziale.

Importanti sono anche i batteri che abbiamo in bocca. I batteri responsabili della malattia parodontale si trasmettono per via orale. Per questo motivo l’American Academy of Periodontology raccomanda di sottoporre a visita parodontale accurata tutti i membri della famiglia se uno di loro è affetto dalla malattia.

Molta importanza è data nel passaggio dei batteri ai bambini nei primi anni di vita: mai mettere in bocca il cucchiaio con cui imbocchiamo nostro figlio!

Studi più recenti hanno mostrato come ci siano già batteri in bocca del bambino quando è ancora nella pancia della mamma. Ciò fa pensare che alcuni batteri della bocca ricevano “il permesso di passare” al feto. Questi studi devono essere ancora approfonditi ma ci indicano l’importanza della prevenzione della bocca anche in gravidanza!

La parodontite è un problema che riguarda solo la bocca?

In questi anni di lavoro una delle cose che più ci sorprende in Clinica Pellegrini è come a volte la bocca venga vista come una realtà separata dal corpo, che non ha a che fare con la salute generale, e non come una via d’ingresso al nostro organismo per i batteri.

Negli ultimi anni la parodontite è stata messa sotto la lente d’ingrandimento di molti studi per capire in quali malattie sistemiche possa intervenire.

La continua presenza di processi infiammatori a livello del nostro osso e della nostra gengiva è sempre più considerata una fonte di rischio anche per altre problematiche.

Importantissima è la correlazione tra parodontite e malattie cardiovascolari.

La parodontite è un fattore di rischio per il ripresentarsi di problemi come l’infarto cardiaco e l’ictus.

La malattia parodontale è considerata anche un fattore di rischio per il controllo della glicemia nei pazienti diabetici, per il parto pretermine e la nascita di neonati a basso peso.

Si è visto come il Fusobacterium nucleatum, uno dei batteri della parodontite, abbia un ruolo importante nel carcinoma del colon e soprattutto nell’ostacolare la terapia per curarlo.

Studi sono in corso per valutare un possibile ruolo della parodontite anche in alcune malattie degenerative del cervello.

La perdita dei denti porta inoltre a una scorretta alimentazione che si associa spesso a problemi dell’organismo e a un progressivo decadimento fisico-cognitivo.

Insomma, oltre a creare problemi in bocca, è un pericolo per l’intero organismo. Non credi sia importante occuparsi della prevenzione e di fare una visita dal dentista?

La piorrea è curabile? Cosa fare per fermare la parodontite?

Probabilmente arrivati a questo punto ti starai chiedendo se si può curare la piorrea. La risposta è che in molti casi, sì, la parodontite è curabile.

Come in tante malattie la possibilità di individuare precocemente il problema rende l’esito della terapia più favorevole.

In una malattia di cui dobbiamo occuparci ogni giorno sono importantissime la collaborazione del paziente, la sua capacità di capire la malattia, e la sua capacità di pulire accuratamente i denti. Senza questa premessa ogni terapia è destinata a fallire. Sarebbe come intervenire su un diabetico che continua a mangiare dolci!

La prima fase è sicuramente quella di procedere con un’igiene professionale sopragengivale o sottogengivale, detta scaling, dove vengono rimosse la placca e il tartaro che si trovano nascosti al di sotto della gengiva. In Clinica Pellegrini questa fase non chirurgica è portata avanti da igienisti laureati che utilizzano e si aggiornano continuamente sui protocolli più attuali.

A volte può essere sufficiente questa fase, altre volte è necessario procedere a una terapia chirurgica mirata a quei denti dove persistono delle tasche. Le procedure chirurgiche sono molteplici e possono comportare la pulizia delle tasche dopo l’apertura di un lembo, la modifica dell’osso in modo da creare una forma corretta, a volte la rigenerazione dei tessuti che sostengono il dente. Non esiste una sola terapia che vada bene in tutte le situazioni e la scelta spetta al professionista dopo un’accurata diagnosi.

Lo scopo è quello di portare la bocca a non avere più alcuna tasca e permettere così al paziente di poter pulire adeguatamente i denti nella sua igiene quotidiana.

La terapia finisce qui? No, come abbiamo detto i rischi per questa malattia ci sono sempre, è una malattia cronica. Per questo, una volta sistemata la situazione, bisogna occuparsi di mantenerla con un’igiene dei denti adeguata a casa e con richiami periodici dal dentista per un’igiene professionale nelle tempistiche consigliate dal medico e dall’igienista.

Gli impianti sono una terapia per la parodontite?

No, gli impianti sono una terapia per rimettere i denti che possono essere stati persi per problemi parodontali. Anche gli impianti sono sostenuti da osso perciò se la malattia colpisce l’osso che sostiene gli impianti perderò anche loro.

Questa malattia, simile alla parodontite, si chiama perimplantite. La potremmo definire la piorrea degli impianti. I pazienti che soffrono di malattia parodontale sui denti, hanno 3 volte più alto il rischio di avere questo problema sugli impianti rispetto ai pazienti sani. Per questo gli impianti sono un trattamento successivo al rimettere in ordine lo stato di salute del resto della bocca.

Parlando semplicemente possiamo dire che se mettiamo gli impianti in una bocca con infezioni inevitabilmente anche gli impianti si infetteranno.

“Ma io ho perso tutti i denti e quindi non ho più batteri.” Falso! I batteri in una bocca senza denti si “nascondono” in altre zone per poi tornare una volta che trovano una nuova superficie in cui fermarsi, tipo gli impianti dentali.

Non esistono terapie che non necessitino della diagnosi accurata di un professionista e della collaborazione del paziente nel cambiare le abitudini sbagliate di vita e nell’occuparsi della propria igiene orale.

 

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Ora che abbiamo visto quanto siano importanti la prevenzione, l’igiene e l’individuazione precoce della parodontite, non ci resta che invitarti a prenotare una visita di controllo.

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