A chi non è mai capitato di inciampare su alcune parole, ripetere alcune parti di essa o interrompere un discorso per riformularlo? Accade soprattutto quando parliamo velocemente o siamo emozionati. Tutto ciò è del tutto normale. In alcune persone queste interruzioni e ripetizioni si fanno più numerose e marcate, fino ad interrompere il flusso del discorso e generare disagio sia in chi parla sia in chi ascolta. È in quest’ultimo caso che si parla di balbuzie.

La balbuzie: cos’è e come si manifesta?

La balbuzie, o disturbo della fluenza verbale, è definita come un’alterazione del ritmo della parola, causata da involontari arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono, una sillaba o una parola. In alcuni casi possono comparire tremori e segni di sforzo fisico come ad esempio strizzare gli occhi, stringere i denti, fare smorfie, muovere la testa o una parte del corpo. È presente in circa l’1% della popolazione e circa nel 3% dei bambini tra i 3 e i 6 anni, in prevalenza maschi.

La balbuzie è un disturbo sfuggente ed estremamente variabile. Il fenomeno si manifesta con severità, frequenza e modi molto diversi non solo da persona a persona ma anche nell’individuo stesso, che vede aumentare le disfluenze in condizioni di eccitazione, stanchezza, apprensione o fretta.
È importante sottolineare, oltre alla variabilità con la quale si manifesta, anche la sua multifattorialità: la balbuzie infatti viene spesso associata ad un mero problema linguistico ma ha in realtà importanti risvolti psico-emotivi. In chi balbetta sono spesso presenti anche paure, disagi, senso di inadeguatezza e di colpa, più o meno marcati a seconda del temperamento individuale e dell’ambiente sociale nel quale si è inseriti.

Quando compare?

La balbuzie compare solitamente nella prima infanzia (2-4 anni), in modo graduale. È del tutto normale – nello sviluppo del linguaggio – passare una fase in cui ci si blocca mentre si parla. Si tratta di un ritardo di maturazione del sistema di esecuzione motoria della parola rispetto al sistema astratto del linguaggio; si risolve spontaneamente nel giro di pochi mesi, senza particolari conseguenze sullo sviluppo linguistico. In alcuni casi la balbuzie ha un andamento intermittente (a momenti di disfluenza marcata si alternano periodi più quieti, in cui il problema sembra scomparire, per poi ripresentarsi) in altri si consolida e rimane anche in età adulta.

Che atteggiamento devo tenere nei confronti di un balbuziente?

È fondamentale sapere che meno peso si dà al “problema” e più si aiuta il bambino, che spesso parla senza rendersi conto di balbettare. Se cominciamo ad agitarci e preoccuparci, guardandolo con occhi timorosi e giudicanti ad ogni balbettio, capirà che sta facendo una cosa sbagliata e lo metteremo maggiormente sotto stress, innescando un circolo vizioso che alimenterà la disfluenza anziché diminuirla.

Come posso aiutarlo?

È importante mantenere un ruolo comunicativo adeguato, salvaguardando i turni di parola: lasciare al bambino tutto il tempo che gli serve per finire la frase, senza interromperlo e senza finire le parole al suo posto, (dire «calmo, respira» serve a poco), mantenere un contatto visivo normale, senza fissare eccessivamente il piccolo né distogliere lo sguardo. Se comincia a parlare mentre siamo occupati in altro e non possiamo guardarlo negli occhi possiamo fargli notare verbalmente che anche se non lo guardiamo siamo comunque in ascolto e attenti a ciò che ci dice. È bene rivolgersi al bambino con un linguaggio alla sua portata, a livello sia grammaticale che concettuale, articolando le frasi in maniera chiara e con un ritmo dolce e non troppo veloce. 

Meglio non far notare ai bambini che stanno inciampando sulle parole, alcuni di loro infatti non ci fanno caso e conservano maggior fiducia nelle proprie capacità comunicative; altri appaiono consapevoli delle loro difficoltà già a 3 anni. In questo secondo caso, si può far notare ed elogiare i momenti in cui ha parlato in modo liscio anziché soffermarsi sulle parole balbettate.

A chi posso rivolgermi in caso di balbuzie?

L’ultimo consiglio è di non tardare a consultare un logopedista, il quale potrà valutare e monitorare l’andamento del fenomeno, dare consigli e informazioni preziose, creando nella famiglia le condizioni migliori per sostenere la fluenza del bambino attraverso strategie di dialogo rilassato e momenti di gioco speciali.

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